Abitudini: possiamo cambiarle?



“Si scorge sempre il cammino migliore da seguire, ma si sceglie di percorrere solo quello a cui si è abituati.”


Per cambiare una abitudine, bisogna abituarsi. Sembra un banale gioco di parole eppure non e' così. Abituarsi a nuove ruotine, abituarsi a stare senza quella abitudine, abituarsi all'idea che esiste altro,... possiamo girarla come vogliamo ma il concetto resta comunque chiuso nella parola abitudine. Che poi sembra un termine cosi' banale, invece e' una gran "parolona" che dipinge e condiziona in qualche modo ogni minuto della nostra esistenza, pure mentre stiamo dormendo.

Questa parolona coinvolge tutti, perché tutti noi, chi più chi meno, viviamo di abitudini. Per qualcuno durano tutta una vita e può risultare faticoso se non quasi impossibile scardinarle. Qualcun altro per mestiere, per vocazione, per scelta o per necessita' più volte nel corso della vita si e' trovato a distruggerle e a ricostruirne delle nuove.


Prendiamo ad esempio la sottoscritta, tralasciando le ragioni che mi hanno portata a vivere negli Stati Uniti, di fatto sono espatriata e con me anche le mie abitudini radicate nella mia città d’origine (Roma) per circa 40 anni. Per quanto, abbia anche io dovuto imparare ad amare questo meraviglioso nuovo paese che mi ospita e che ormai chiamo casa, la cosa senz'altro più complessa (e se vogliamo anche sofferta) di questo percorso e' stata la distruzione delle mie abitudini di una vita e la costruzione delle nuove.

Inutile girarci attorno, per quanto possano piacerci la nuova vita e la nuova casa, la nostra testa e la nostra anima sono comunque nate e si sono sviluppate su terreni diversi che, mai ci abbandoneranno completamente. Questo aspetto e' quello che comunemente (mentre chiacchieriamo con le persone) tendiamo poi ad etichettare come "la nostra cultura".

E’ ironico, ma ogni persona, più o meno, e’ convinta che la sua cultura sia meglio di quella degli altri e, nonostante la cosa faccia sorridere, di fatto e' anche giusto pensarlo. Del resto, siamo cresciuti con quello che ci e' stato insegnato e se, tanto per citare un esempio, qualcuno oggi venisse a dirmi che sedersi la sera a cena allo stesso tavolo insieme con la propria famiglia e' una scemenza vi assicuro non potrebbe mai convincermi.

E ve lo sta dicendo una che fa la Life Coach e dovrebbe essere sempre aperta a cambiare idea.

Invece no, in questo caso, non potrei cambiare idea, perché cambiarla significherebbe (per me) mettere in discussione parte degli insegnamenti dei miei genitori e delle abitudini che hanno reso la mia famiglia degna di questo appellativo. Non potrei mai metterla in discussione perché per me rappresenta una sana ed educativa "abitudine". Che spero anche di riuscire a trasmettere alle mie figlie.


Ma non tutte le abitudini sono importanti, culturali, sane o necessarie. Alcune fanno parte dello stile di vita del paese in cui si e' cresciuti, altre fanno parte di un tempo che forse non esiste piu' e portarsele dietro nel corso della propria esistenza non sempre e' possibile.

Se qualcuno mi chiedesse quale e' una delle cose piú difficili in un processo di espatrio, risponderei senza dubbio le abitudini. Perché le abitudini sono la nostra routine, la nostra educazione, la nostra cultura ed arrivare in un posto nuovo e non conoscere nulla delle abitudini locali ci rende potenzialmente soli e fragili. In qualche modo spiazzati.

Ma questo non vuol dire sia tutto bianco o nero, come già accennato ci sono abitudini e abitudini e dobbiamo essere noi a valutare con lucidità e con rispetto verso noi stessi e i nostri principi cosa e' giusto mollare e cosa e' bene tenere.

La trasformazione e' d'obbligo, diversamente si resta spaccati a meta' finendo per vivere in un limbo che non permette di immergersi totalmente nella nuova avventura e di arricchirsi di nuove esperienze. E questo concetto, pensateci, non appartiene solo a chi cambia paese, ma a chiunque cambi radicalmente qualcosa nella propria vita. Basta anche solo cambiare azienda o, banalmente, andare a vivere in un altro quartiere della stessa città. Ci saranno sempre delle nuove abitudini a cui dovremo abituarci. Dovremo rinunciare al vecchio bar dove facciamo colazione da anni, quello in cui entri e dicendo "il solito" il barista sa perfettamente cosa ti deve preparare. Il supermercato che conosciamo da sempre e sappiamo esattamente dove trovare tutto quello che ci serve senza dover girare ore. Le facce conosciute in giro per il quartiere. Pensateci, fosse anche in merito ad un cambio di lavoro riabituarsi a nuovi volti, perche' sempre, dopo anni, ci sono quelle persone che saluti pur non conoscendone il nome, ma incrociandole ogni giorno ormai fanno parte anche loro della tua routine.

Poi certo, all'estremo, andare a vivere in un posto completamente differente come ho scelto di fare io, ci cambia profondamente e noi dobbiamo essere disponibili a questo cambiamento. Farci trasportare dal flusso, osservare e imparare. Rubare con occhi curiosi, capire cosa possiamo prendere di buono e cosa invece dobbiamo tenerci della nostra vecchia valigia.

Se non siamo disposti a questo ci condanniamo a vivere male. Fisicamente in un luogo e col cervello, il cuore e i sogni da tutt'altra parte. Finiremo per illuderci che era meglio prima, perché non saremo capaci di vedere nuove meraviglie che avremo di fronte ai nostri occhi. Perché non vorremo imparare. Perché presuntuosamente penseremo di avere ragione e di stringere l'unica verità nelle nostre mani. Vale a dire, che la felicita' e' in un determinato luogo e non una scelta personale che facciamo col cuore ogni giorno quando ci svegliamo.

Perderemo obiettività e la nostalgia ci appannerà i pensieri spingendoci a ricordare solo il bello di quello che abbiamo lasciato, cancellando con un colpo di spugna tutto quello che non ci piaceva e che abbiamo sempre criticato. Inizieremo a vivere di paragoni finendo per mettere a confronto 'mele con ascensori' convinti di fare dei paralleli azzeccatissimi. Continueremo a guardare indietro quando invece sappiamo bene che per essere felici e' doveroso guardare avanti, perché il passato non possiamo cambiarlo, ma il futuro possiamo costruirlo come piu' ci piace.


Lo sapete che per trasformare una azione in una abitudine basta ripeterla tutti i giorni per tre settimane? Purtroppo su alcune non e' attuabile, per esempio per disabituarsi ad una festività che non e' tale in un nuovo paese ospitante. Dunque, a tal proposito meglio fare qualche esempio concreto. Per una vita mi hanno fatto credere che le vacanze si fanno nel mese di agosto ed a Natale, mi hanno convinto (e ancora ci provano grazie a Facebook) che se non vai in settimana bianca l'ultima settimana di febbraio e la prima di marzo non hai capito niente di come si vive.

Avevano ragione, ma solo in Italia. Nel resto del pianeta le cose vanno diversamente.

Posso testimoniare che se resti a Roma (come e' capitato a me anni fa appena assunta in una multinazionale) nel mese di agosto e' bene che ti metti il cuore in pace perché potresti girare ore alla ricerca di una tabaccheria. Ricordo, come fosse ieri, che un pomeriggio ebbi la malaugurata idea di comprare un alberello di limoni e approfittando del giro avrei fatto uno stop in tabaccheria per le sigarette (fumavo ancora al tempo). Dopo tre ore in giro con lo scooter con un caldo atroce dovetti rinunciare. Tutti chiusi, tutto chiuso tranne supermercati e farmacie di turno. Ricordo chiaramente che in quei giorni che non passavano mai, anche trovare un bar aperto per un panino durante la pausa pranzo in pieno centro a Roma era una missione praticamente impossibile. Capii velocemente che ad agosto bisognava partire per non impazzire.

Poi, anni dopo, andai a vivere all'estero e scopri' che, volendo, puoi andare in vacanza quando ti pare, quando economicamente ti conviene e in buona sostanza come tutto il resto del pianeta quando banalmente decidi di fermarti perché hai bisogno di ricaricare le pile. Capii che agosto era un mese morto solo nel mio paese di origine. Capii finalmente perché a Roma vedevo turisti di ogni provenienza in giro per la città durante tutto l'anno ed i tedeschi fare il bagno nel Mar Tirreno anche a meta' marzo. Che fanno questi, non lavorano? Certo, forse anche di piu' come nel caso degli americani, ma capii che il resto del pianeta non vive ogni anno della sua vita in funzione dello stop di Natale e di quello di agosto.

Guardando indietro con occhio clinico, sono contenta di aver avuto l'opportunità di cambiare questa assurda abitudine e di aver depotenziato le mie aspettative sul mese di agosto, trasformandolo in un mese come un altro e godendomi i miei stop quando mi pare senza sciocchi condizionamenti mentali. Un paio di anni fa, la scuola qui negli Stati Uniti inizio' il giorno di Ferragosto, fu cosi' che diedi (definitivamente) il colpo di grazia al romantico concetto agosto = vacanze.

Rilassiamoci, perché tutto può cambiare con serenità, persino le abitudini incancrenite.

Per citare un altro esempio, durante il mio percorso di adattamento alla nuova vita oltreoceano, grazie anche alla mia mentalità aperta e predisposta a rimettere continuamente in discussione abitudini, idee e certezze, mi sono ritrovata più volte a fronteggiare diversi cambi di rotta in fatto di quotidiane abitudini; devo, infatti riconoscere mio malgrado, che per quanto la cucina italiana resti la mia preferita, ci sono tanti piatti di altre culture davvero sfiziosi. Nel tempo mi sono abituata alla qualità del servizio in tutti gli ambiti e adesso lo pretendo persino. Ho capito che e' sempre bello andare a cena fuori tardi, ma che se nel quotidiano mangi la cena presto ne benefici in salute. Mi sono abituata a rispettare le regole e a non chiedere di fare l'ennesima eccezione per me. Mi sono abituata che se lavori bene vai avanti e sei premiato e che se non fai niente vieni licenziato in tronco e non ci saranno i sindacati a proteggerti. Perché non e' giusto essere protetti se sei uno scansafatiche. Mi sono abituata al fatto che non si può fare amicizia con tutti e che non siamo affatto tutti uguali. Con qualche cultura ci assomigliamo e ci troviamo bene, mentre con altre può essere inutile persino provare a fare un passo in più. Dire che siamo tutti uguali (e preciso che mi riferisco alla cultura di provenienza e alle abitudini di vita, non certo al colore della pelle) tanto per fare del finto buonismo non serve a niente. Perché nella realtà con alcune persone non ci frequenteremo mai.

Comunque, anche se la mia lista di abitudini cambiate e' solo all'inizio e potrebbe ancora essere molto lunga, non ha senso continuare perché l'obiettivo di questo articolo non e' certo quello di fare degli elenchi, bensì quello di discutere l'opportunità di variare le proprie abitudini di vita, di aprirsi con leggerezza a nuove, differenti prospettive e mettere in discussione all'occorrenza delle modalità di vita che potrebbero non essere, per cosi' dire, le migliori o comunque le più vantaggiose.

Di farlo con il sorriso, con apertura, con l'entusiasmo necessario con cui andrebbe vissuta una nuova opportunità. Cambiare una abitudine è una opportunità di migliorarsi e andrebbe affrontata con gioia e con grande curiosità.

Restare ancorati all'idea che le nostre abitudini siano il meglio sulla piazza e' una forma di chiusura che ci infliggiamo. Ricordiamoci, infatti, che una abitudine deve farci stare bene e migliorare la nostra vita regalandoci ogni giorno il meglio a cui possiamo aspirare. Quando invece l'abitudine diventa una strada senza bivi forse e' meglio fermarsi e chiedersi se e' veramente quella la direzione in cui vogliamo continuare ad andare.


Mettetevi in gioco e provate senza timore, le abitudini posso essere cambiate e ricambiate, ma precludersi l'opportunità di vivere meglio e' una scelta codarda verso voi stessi.

L'unico limite e' sempre e solo nella vostra mente. Pensateci.


“Una persona non potrà mai cambiare le proprie abitudini prima di cambiare la propria mentalità.”


E tu quali abitudini hai cambiato e quali non hai il coraggio di cambiare? Ti sei mai trovato nella condizione di non vivere appieno la tua vita a causa di abitudini che non riesci a mollare?

Se pensi che questo argomento ti riguardi e possa esserti utile un supporto per approfondirlo e superarlo contattami per una sessione gratuita. A volte, per stare meglio, bisogna avere il coraggio di andare oltre le proprie convinzioni, anche solo per una volta.



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©2019  di Marianna LifeCoach   |   mbova.lifecoach@gmail.com   |   Miami - Roma

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