Dove vuoi arrivare?



"Fa che il tuo tempo sia vita e che la tua vita non sia una perdita di tempo".



Qualcuno alza le spalle e sospira accontentandosi (o facendo finta di accontentarsi) mentre la vita gli sta scappando via dalle mani senza neanche accorgersene.

Altri non vogliono accontentarsi di niente, fino al punto che non sanno più neanche dove stanno andando.

Tra la frustrazione di farsi andare bene quello che si ha perché non si e' disposti a rischiare nulla per cambiare la propria situazione e l'essere cosi' incontentabili tanto da puntare sempre più in alto, dovrebbe esserci una via di mezzo.

E mi sento di dire che sono proprio quelli nella via di mezzo ad avere una vita più solida, felice, consapevole e soddisfacente. Quelli per intenderci con una vita più equilibrata.


Vi siete mai chiesti cosa vi spinge a restare dove siete oppure a volervi viziare (di cose, di soldi o di titoli) a tal punto da non fermarvi mai?


Andiamo per ordine. Chi si rispecchia nella prima categoria soffre l'assenza di un cambiamento, ma non cambia. Vive una vita statica perché quello che vuole e' esattamente una vita statica. Vive nel suo angolo confortevole che si e' costruito e guai a chi glielo tocca. Non lo metterebbe mai a rischio, perché il suo motto e' che non si lascia la strada vecchia per quella nuova che chissà dove ci porta e quali pericoli e fregature nasconde. Quindi questa persona 'sta'. Ogni mattina prende lo stesso ascensore, timbra lo stesso badge, mangia a pranzo sempre con gli stessi colleghi, si ferma per la pausa caffè più o meno sempre negli stessi orari e se ha un abbonamento in palestra, sarà certamente per il dopo ufficio vicino al lavoro. E' un abitudinario, con una sua routine che e' la stessa da anni, ma va bene cosi' nonostante non ne possa più. Conta i giorni che gli mancano alle ferie, conta i giorni di ferie che gli mancano, conta quelli di malattia e pure gli anni per andare in pensione. Conta tutto.

Ma meglio contare che rischiare di stravolgersi la vita e dover ripartire da zero.

Ormai non c'e' più tempo, indietro non si torna e l'azienda in cui lavora e' la sua seconda casa, un famiglia da cui si sente in qualche modo protetto e se pure ogni tanto gli sta stretta, se la fa andare bene perché un po' come succede per i membri di una famiglia, non e' che uno li cambia come gli pare. Cosi' fa, ha un suo equilibrio ormai e non intende perderlo. Lavora per vivere e per fortuna che ha un lavoro.


Passiamo invece alla seconda categoria. Quelli che non si accontentano, quelli che vivono per lavorare, quelli che si vogliono affermare o che che vogliono affermare a loro stessi che valgono qualcosa attraverso la carriera o i soldi che accumulano o i titoli che espongono sulle pareti. Quelli che sembrano non avere una casa perché sono gli ultimi ad uscire, quelli che sono inseriti o che fanno di tutto per esserlo al fine di attaccarsi al cavallo giusto per scalare la montagna e arrivare presto alla vetta. Con tutti i mezzi possibili. Ma non ci sono solo i lavoratori incalliti che partono da zero, ci sono anche quelli arrivati alla vetta che non vogliono accontentarsi. Continuano anche se hanno soldi per fare una guerra.

Non gli importa di godersi il denaro che hanno in banca, continuano a lavorare imperterriti come se tutto quello che accumulano potessero portarselo all'altro mondo nella tomba e magari poi usarlo li. Non ci pensano che hanno il tempo contato o forse arrivano al punto di pensare che in qualche modo potranno comprarsi pure quello, oppure sono talmente concentrati ad ammucchiare soldi e proprietà, successo e potere che non si rendono conto che l'orologio continua a camminare. Neanche loro sanno realmente che stanno facendo e mentre continuano a collezionare ricchezze i loro figli crescono senza aver poi condiviso granché, i loro compagni di vita diventano degli sconosciuti che si organizzano dei loro micro-mondi e la vita in comune diventa il giorno di Natale. A volte poi si finisce per essere cosi' viziati che tutto diventa scontato, niente ha più grande valore e la noia prende il sopravvento. Per quanto assurdo possa sembrare e' pieno di milionari annoiati. Ma più che altro e' pieno di ricchi soli. Perché se da una parte queste persone sembrano contornate da tanta gente, in realtà sono i primi a dubitare di chi gli gira intorno. Sono spesso malfidati, paurosi, ipocondriaci, ansiosi. Anche quelli in carriera che ricchi non ci sono ancora diventati sono malfidati, proprio perchè hanno tutto da costruire non si fidano di nessuno e la loro smania di arrivare e' talmente aggressiva che li rende soli. Vengono valutati come primedonne insopportabili e loro stessi amano contornarsi di ombre, tenendo a buona distanza quelli brillanti che potrebbero rubargli la scena. Sono soli pure questi. Ma chi vive una vita a competere in ogni contesto dovrà rinunciare quasi sempre a rapporti semplici, fatti di onesta' e altruismo. Si tratta di scelte di vita per qualcuno mentre altri ci si ritrovano per caso e si abituano. Tipo i figli degli straricchi, quelli ci si ritrovano. In genere sono gli stessi che notoriamente buttano all'aria patrimoni riuscendo a distruggere la solidità frutto del sudore e del lavoro delle due generazioni precedenti. E non sono loro i cretini come invece spesso si pensa, ma sono banalmente il frutto dell'educazione e dei valori che (non) gli sono stati insegnati. Come ad esempio l'incapacità di fare sacrifici o di faticare.


Esistono delle eccezioni? Certo che esistono per fortuna, esistono sempre. E qualche eccezione la conosco anche io.


Non stiamo qui a parlare o analizzare certe situazioni perché dobbiamo puntare il dito su qualcuno o metterci a giudicare negativamente la vita degli altri o gli errori degli altri. Tutti facciamo errori e abbiamo delle vite tutt'altro che perfette.


Il nodo di questo discorso e' la felicita'. La domanda concreta e': queste persone sono felici? Sono soddisfatte? Ma soprattutto, queste persone sono consapevoli di come stanno impegnando il tempo che hanno a disposizione su questa terra a loro personale vantaggio? Queste persone hanno ben chiari gli obiettivi che vogliono raggiungere nella loro vita considerando che l'esistenza di una persona (ovvero la sua soddisfazione generale) non e' basata solo sul lavoro o sulla famiglia o sul successo come ambiti scollegati tra loro?


Tornando alle categorie analizzate e alla loro soddisfazione vi garantisco che entrambe faticano. Per ragioni diverse faticano e sbarellano.

Quelli che si accontentano non si lanciano in nuove sfide e vivono spesso guardando la vita di altri che invidiano, hanno poca autostima, vorrebbero avere il coraggio di fare di più, ma l'insicurezza li demolisce e vanno avanti cosi', un po’ come viene. Provano a raccontarsi scuse per giustificarsi con loro stessi e accontentarsi, ma poi alla fine non ci credono neanche loro fino in fondo a quello che si raccontano, altrimenti non sarebbero insoddisfatti. Chi riesce ad auto-convincersi, infatti, è contento della sua vita perché sicuro di aver fatto tutto quello che poteva fare per avere il meglio. Sicuro di essersi giocati appieno le sue carte.


L'altra categoria di persone: quella dei lavoro/soldi/carriera/successo addicted non e' contenta. Non lo sarà mai. Chi vive solo di carriera e lavoro con il denaro come pallino finale (a prescindere dai risultati ottenuti) di solito ha una serie di altri aspetti della vita che, a paragone, una Ferrari con due ruote bucate camminerebbe meglio. Negli ambiti: coppia, emozioni, divertimento, famiglia c'è di solito da mettersi le mani nei capelli. Magari si salva il divertimento in qualche caso, ma sempre poco consapevole. Un divertimento, il piu' delle volte non dettato neanche da scelte e gusti personali, ma accodato a quello che sembrerebbe divertire "gli altri".

Per queste persone, questi ambiti della vita che sembrerebbero tanto naturali sono da costruire da zero. Non hanno idea neanche da dove si cominci. E visto che la loro natura li porta spesso a fidarsi poco del prossimo il concetto di amicizia e relazioni diventa faticoso e a volte anche piuttosto ossessivo. Qualcuno ha tanti soldi, ma ha impegnato cosi' tanto tempo della sua vita a generarli, anzi a generarne sempre di più che non sa neanche che fare per divertirsi. Non sa cosa lo diverte. Non sa cosa gli piace, non ha mai avuto tempo per coltivare un hobby e adesso gli sembra troppo tardi per cominciare. Certamente non e' mai tardi, ma per queste persone e' difficile pure concepirlo arrivati ad una certa età. Quindi, per quanto paradossale, riescono persino ad annoiarsi. Confondendo spesso la noia per insoddisfazione. E nell‘insoddisfazione rientrano nel vortice del loop produttivo.

Sono sicuri di loro stessi, certi delle loro capacita', ma non riescono ad uscire dal territorio che conoscono bene, quello in cui sono stimati e ammirati e nel quale sanno muoversi comodamente per mettersi in gioco in terreni in cui potrebbero fallire. Questo li spaventa. Non saper fare o sbagliare li farebbe sentire ridicoli e inadeguati. Pretendono dagli altri la loro stessa efficenza, ritmi e risultati. Stressano le situazioni e le persone. Non accettano di sbagliare e per questo non si addentrano in situazioni di cui non sono certi, non si mettono in gioco e non si scoprono. Semmai delegano per far sbagliare un altro. In certi ambiti non piace neanche a loro rischiare, non tanto per i soldi, ma per l‘immagine. Di fatto tutto questo circo di pensieri e strategie non fa altro che allontanare queste persone dalla felicità, dalla capacità di godersi la vita e tutto quello che hanno costruito.


Quando sono arrivata negli Stati Uniti, sono rimasta sorpresa da una particolarità degli americani rispetto a noi italiani. Sono disposti al cambiamento. In un attimo cambiano tutto: casa, lavoro, città, macchina, stile di vita... Sono versatili, sono abbastanza basici. Non fanno mille riflessioni, se gli capita un lavoro dall'altra parte del paese, magari a 5 ore di aereo, impacchettano tutto e vanno. Mamma, papa', nonno, zia, amici, casa, abitudini che saltano all'aria non rappresentano un tema. Si cambia. Si va. Nuove opportunità chiamano e non si rinuncia.

Questa diversità culturale, per quanto affascinante perché la sento piuttosto affine al mio modo di essere, mi ha comunque sorpresa per la naturalezza e scioltezza con cui viene vissuta qui. Con gli anni poi, si conosce meglio la cultura, ci si abitua, si iniziano a vedere le cose nell’insieme e non come pezzi di un puzzle esploso e tutto prende un’altra forma e un altro senso.

Oggi dico che fanno bene a "viaggiare leggeri", a rimettersi sempre in gioco con grande serenità. Apprezzo molto questo approccio anche se all'inizio della nostra vita in questo paese mi sembravano tutti matti. Oggi li trovo dei fantastici fantini di opportunità e spero che le mie figlie possano un giorno vivere con questo stesso approccio.


Voi cosa ne pensate di tutto questo discorso e di questa analisi sulla felicita'?

Vi rispecchiate in una delle categorie di cui abbiamo parlato o siete tra i fortunati soddisfatti della vita e consapevoli di navigare già la rotta che avete sempre desiderato?

Siamo sempre in tempo per pensarci e semmai aspettare il vento giusto per cambiare direzione.

Pensateci sempre, ogni giorno ponetevele certe domande e cercate dentro voi stessi le vostre risposte... Ma, non accontentavi mai, di quello che non avreste voluto.



"Si può essere stanchi di tutto, ma non di capire".

(Virgilio)

"La vita può essere capita solo all’indietro; ma deve essere vissuta in avanti". (Søren Kierkegaard)



"Controlling your time is the highest dividend money pays".

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©2019  di Marianna LifeCoach   |   mbova.lifecoach@gmail.com   |   Miami - Roma

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