"Io sono fatto cosi".


«Sono fatto così» è la giustificazione che tutti usiamo quando, sorpresi a fare una puttanata, vogliamo continuare a farla. - Libroza


Non so quanti apprezzeranno questo post, ma so con certezza che qualcuno potrà urtarsi. Questo non é il luogo dove si raccontano le belle favolette utili a compiacerci, perché dopo che ci siamo raccontati quello che ci fa piacere sentirci dire continuiamo a sbagliare. Quindi, vado avanti, con la speranza che qualcuno si svegli dal torpore e acquisti la necessaria consapevolezza per uscire dal vortice che lo sta inghiottendo silenziosamente.


Vi confesso che che tra tutto quello che le mie orecchie possono ascoltare di limitante, la frase "io sono fatto cosi'" e' una di quelle che meno sopporto. A maggior ragione quando questa etichetta casca a piombo come una sentenza sulla testa di un bambino. "Lui e' fatto cosi'".

Quella che per molti suona come una giustificazione, ovvero "eh guarda lascia perdere, molla, perché non c'è trippa per gatti, non cambio idea di una virgola neanche morto", in realtà e' una pura, chiara, diretta ammissione di incapacità totale.

"Sono inabile, sono nato cosi' non posso certo cambiare." Come se uno fosse nato senza una gamba. Brutalmente e' ancora peggio perché, in buona sostanza e' come dire, guarda scusami sono nato senza un pezzo di cervello quindi non posso cambiare questo atteggiamento.

Chi si comporta cosi', si vende malissimo. Una pessima pubblicità. Una strategia di marketing di se stessi totalmente fallimentare.

Ad esempio, voi lo assumereste mai uno che parla in questa maniera di sé stesso?

Rispondo io per voi: NO.


Adesso torniamo alla mamma in questione, che mi fa arrabbiare anche di piú.

Frasi tipiche che sento dire in giro (non rivolte a me direttamente, ma sentite magari mentre sono a spasso o in questo periodo in spiaggia e ascolto random intorno a me): "Cosa ci vuoi fare, lui è fatto cosi'", "Cosa vuoi che gli dico, lui è fatto cosi'", "È inutile che gli urlo o lo metto in punizione, lui è fatto cosi'", "Eh,... lui è particolare, è fatto così".

Quindi, fatemi capire, per queste mamme che si esprimono cosi' in merito ai propri figli, queste creature sono nate con la condanna di essere (per il mondo) totalmente incapaci di capire ed imparare (?!)... Degli inetti. Bambini senza speranza.

Bambini nati già maleducati o già viziati o già difettati.

Usciti così e non ci si può fare niente. Irrecuperabili.


Di fatto chi usa queste parole (o queste risposte) e' ostile al cambiamento. Ed essere riluttanti a cambiare anche quando riguarda noi stessi, non e' un grande aiuto che ci stiamo dando.

Ci convinciamo che siamo limitati, ci mettiamo all'angolo, condanniamo noi stessi tra quattro mura e ci ripetiamo che non possiamo andare oltre i nostri limiti caratteriali perché banalmente non ne siamo capaci. Giustifichiamo a noi stessi i nostri difetti nel modo peggiore. Peggiore perché non costruttivo. Diciamo a chi sta intorno a noi, "prendere o lasciare" senza dare spazio ad una mediazione.

Ci condanniamo il piú delle volte a rimanere molto isolati nella vita e professionalmente a restare sul gradino piú basso. Stiamo urlando al mondo "non voglio imparare", "non voglio essere la parte migliore di me", "non sono in grado di migliorare".

Tutte queste frasi che ci raccontiamo non fanno altro che alimentare le nostre insicurezze e le nostre debolezze catapultandoci in un vortice in cui ci siamo lanciati da soli. Senza l'aiuto di nessuno.


Adesso provate a riflettere tutto questo su un bambino. Su un figlio. Gli state dicendo "io non ho fiducia in te e tu non sei in grado di crescere, di evolvere, di migliorarti".

Vuol dire renderlo debole ed insicuro. Vuol dire ritrovarsi un bambino taciturno che tende all'isolamento. Un bambino che diventerà un adulto totalmente sfiduciato nelle proprie capacita' di realizzazione. In piú gli state dicendo che lui e' diverso da tutti gli altri bambini e a forza di dirglielo ci crederà, rafforzando dentro di se' la convinzione che mischiarsi agli altri non sarà mai una buona idea. Avrà timore del giudizio delle persone, perché sarà sempre concentrato sull'idea di non essere capace, di non valere poi molto.


Per concludere, questa scusa del "io sono fatto cosí" che viene lanciata li e' un po' come mettere le mani avanti, ma nasconde ben altro: si tratta di un autosabotaggio. Quando proferite queste frasi state mentendo a voi stessi, vi state raccontando che non avete alcuna responsabilità, che non siete voi che siete pigri o poco impegnati, ma state dicendo che non dipende da voi, che non ne siete direttamente responsabili.

Una grande bugia che nuoce solo a voi stessi. Quasi al limite dell'autolesionismo inconsapevole.


Convincervi di essere in un certo modo blocca la vostra vita. Vi incatena in un punto e non vi permette di fare un passo oltre. A questo punto, siete sicuri che siete veramente fatti cosí?


Se desiderate che domani alcuni aspetti della vostra vita siano davvero diversi da come sono oggi e da come erano ieri, non vi resta che tirarvi su le maniche e uscire da questa finta zona di confort in cui pensate di stare. Non e' una zona di confort, e' solo una zona bugiarda.


Iniziare a raccontare a voi stessi la verità e' il primo passo. Uscire gradualmente dalla zona di confort e' il secondo. Mettersi alla prova e' il terzo. E alla fine, ultimo ma non ultimo vivere. Vivetele le cose, vivetela la vita, vivetele le persone, vivete tutto dando il meglio di voi, vivete con onesta' verso voi stessi e verso gli altri, ma vivetela questa vita senza scuse perché il tempo che tutti noi abbiamo a disposizione non merita certo di essere buttato nella spazzatura.


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©2019  di Marianna LifeCoach   |   mbova.lifecoach@gmail.com   |   Miami - Roma

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