La vendetta e' un piatto che va gustato freddo?


Che argomento spinoso... proprio per questo voglio iniziare raccontandovi qualcosa...


C'è una storia che riguarda Buddha. Il profeta è con un compagno di viaggio che mette alla prova questo grande insegnante con risposte dispregiative, offensive, denigratorie a qualsiasi cosa il Buddha dica.


Ogni giorno, per tre giorni, ogniqualvolta il Buddha parlava, il viaggiatore rispondeva definendolo uno sciocco e ridicolizzandolo in modo arrogante.


Alla fine del terzo giorno, il viaggiatore non poteva più sopportare che il profeta non rispondesse alle sue provocazioni cosi' decise di rivolgersi al Buddha e domandargli "Com'è possibile che tu sia così amorevole e gentile nonostante tutto quello che ho fatto e detto negli ultimi tre giorni disonorandoti e offendendoti? Ogni volta che ti offendo, rispondi in modo amorevole. Come è possibile?"


Il Buddha a quel punto decise di rispondere al viaggiatore con un'altra domanda: "Se qualcuno ti offre un regalo e tu non lo accetti, a chi appartiene il regalo?".


Il profeta non ha affatto torto, anzi. Ma magari fosse sempre cosi' facile. Anche a me di recente e' capitato, ci sono rimasta male ma ho deciso di lasciare l'onore della cattiveria a chi ha cercato di buttarmela addosso. E sapete con quale risultato? Che la mia vita continua serena e divertita e quella di certe altre persone e' ferma alle solite chiacchiere da bar in cui si raccontano quello che si vogliono raccontare, si dicono quello che vogliono sentirsi dire e restano invischiate in una vita miserabile costruita sulle bugie.


Purtroppo, trattenere vecchi rancori e ferite aperte dalle quali ci rifiutiamo di guarire può tenerci rinchiusi nella galera che ci siamo costruiti.

Portare rancore o continuare a provare sentimenti negativi nei confronti di qualcuno per un lungo periodo non e' mai una buona decisione perche' la quantità di tempo che scegliamo di dedicare al rancore è la quantità di tempo in cui ci obblighiamo a restare bloccati. Non un passo avanti, ma neanche mezzo indietro per la verita'.

Diciamo che "Il tempo speso per ottenere un pareggio sarebbe meglio utilizzarlo cercando di andare avanti".

Il perdono o la vendetta sono entrambe emozioni che occupano uno spazio importante nella nostra testa e sono capaci di condizionare altre emozioni e decisioni. Perdonare o vendicarsi ad un certo punto diventa una scelta personale. Una scelta che facciamo solo ed esclusivamente per noi stessi. Questi due sentimenti fanno entrambi parte di noi e per capire qualche dei due scegliere dovremmo (forse) prima capire da cosa sono originati e come agiscono nella nostra mente sopratutto dopo averli messi in atto.


La vendetta proviene dal colpo o dalla ferita subiti, da qualcosa che ci ha fatto arrabbiare, da qualcuno che ci ha traditi, offesi o da una ingiustizia subita. In queste circostanze, la vendetta, agisce come la ricetta immediata per far giustizia a noi stessi. Il piacere di vedere l'altro nello stesso dolore a volte è soddisfacente, tuttavia per quanto sembri strano, è di breve durata e temporaneo. Avere voglia di vendicarsi è una sensazione naturale. E va bene provarla, e' giusto.


D'altronde, covare sentimenti come vendetta, rabbia o risentimento è più naturale che perdonare qualcuno. Le persone in questo stato sono vulnerabili e una volta sul percorso della vendetta, si scopre che si e' disposti a ferire l'altro in qualsiasi sfera della vita come anche carriera, relazione e affari. Molte persone pur di vendicarsi arrivano a livelli bassissimi, anche molto squallidi dove tutto sembra giusto e in cui "la vendetta deve prevalere" punto e basta.

Purtroppo la vendetta e' in fondo cosi' complessa che puo' arrivare persino ad esulare dal ledere gli altri direttamente, ma fargli pagare il prezzo di rimbalzo in maniera autolesionista in tanti modi fino al suicidio.

Quando si soffre molto si e' in uno stato di rottura con se stessi. A volte si dice (perche' si e' convinti) di aver perdonato l'altro, ma di fatto non e' cosi' e si continua ad esaurirsi nel ricordo delle ferite provate. Purtroppo non tutti sono in grado di rimarginare le ferite e chiudere certe situazioni dentro se stessi. Perche' non e' certo facile.

La vendetta diventa quasi un dovere nei confronti di se stessi per provare a ristabilire la pace interiore. Per ritrovare quell'equilibrio perduto e per cancellare la frustrazione di qualcosa che ci ha feriti e di cui ci sentiamo ingiustamente vittime.


Nella quotidianità abbiamo l'opportunita' di assistere a tante vendette, come ad esempio cosa può scaturire dalla scoperta di un tradimento subìto: si va dalle scenate plateali al danneggiamento (sempre plateale) del veicolo dell’infedele, dei vestiti, della casa, della reputazione e così via, fino al danno arrecato a sé stessi. Tutti comportamenti che magari possono dare una certa soddisfazione in un primo momento, ma di certo non cancellano l’amarezza e lasciano comunque il vuoto cosmico. Perche' di fatto non cambiano la situazione.

È un sentimento che conosciamo tutti: la voglia di riscattarci dopo un affronto o ingiustizia, la volontà di riaffermare il nostro valore messo in dubbio dalle azioni poco corrette degli altri, intenzionalmente o meno.

Generalmente quando ci sentiamo impotenti di risolvere diversamente una situazione che ci fa sentire frustrati, ciascuno di noi è stato almeno una volta nella vita e' stato sfiorato dal pensiero di vendetta in cui l’imperativo è: l’altro deve soffrire quanto stiamo soffrendo noi!


Chi cerca vendetta punta letteralmente al “pareggiare i conti” con la persona che è stata causa della sua sofferenza ma, ci sono comunque dei limiti che non bisognerebbe mai superare anche quando si parla di vendetta.

Vi siete mai chiesti quanto effettivamente può essere utile la vendetta? Tutto sommato, costa parecchia fatica e quindi poi qual è il guadagno? E' chiaro che vendicarsi puo' generare, a seconda della situazione, diverse emozioni positive in quel momento come appagamento e soddisfazione, ma anche rimpianto perche' la persona può pentirsi di essersi vendicata rendendosi conto del male che ha creato a sua volta o anche una sensazione frustrante di vuoto, quando ci si rende conto che la vendetta non ha cambiato la situazione di una virgola. Tanta fatica per niente.

Una sensazione di conti pareggiati può essere il presupposto di rinascita del rapporto tra i litiganti, e in questo senso potrebbe essere anche positiva, sempre che non scaturisca nell’altra persona il desiderio di vendicarsi a sua volta. Di fatto, l’aggressività repressa a lungo a volte non ci permette di aprire il nostro cuore alla reciproca comprensione. E se il pensiero di vendetta diventa un’ossessione può rovinarci la vita, a volte lo coltiviamo perché siamo erroneamente convinti che la vendetta renda consapevole il nostro nemico dell’ingiustizia che ci ha fatto o di quel che ci deve come risarcimento, a volte perché il coltivarlo è diventata un’abitudine di cui non sappiamo disfarci.

Comunque vadano le cose, il tormento del desiderio di vendetta ci rende infelici perché, vivendo nel passato e concentrandoci su quanto accaduto, ci impediamo di vivere pienamente e liberamente il presente. In questa maniera la sofferenza diventa permanente.


Si rischia cosi', vivendo con la vendetta come obiettivo, di fare scelte lontane dalla propria vera natura, di non potersi mai rilassare, di sviluppare astio, rabbia e invidia verso chi invece è felice e sereno e va avanti con la sua vita.

In realta' la vera funzione del bisogno di vendetta e' concentraci su noi stessi e su questo nostro punto debole, che meriterebbe attenzione e approfondimento. Se c’è una ferita passata da curare, dedichiamoci a noi e curiamola. Se c’è un atteggiamento che abbiamo bisogno di correggere cerchiamo un modo per fare chiarezza e mettere in moto un reale cambiamento che porti la nostra vita verso noi stessi come protagonisti. In tutto

questo processo il perdono è la parte fondamentale del lavoro da svolgere, anche se un gesto non facile da compiere. E diciamocelo non per tutti.

Stati d’animo difficili, quanto lo è il tormentoso pensiero di vendetta, possono essere utilizzati per comprendere meglio se stessi, per interrogarsi su che cosa di insoddisfacente si aggroviglia dentro di noi e ci impedisce di gustarci la vita. Bisogna imparare a lasciare andare il rancore e la rabbia. Bisogna imparare a sforzarsi di trovare pace. A volte di arrendersi e fregarsene.

Ragionare sul perche' ci stiamo ostinando a volerci vendicare e trovare motivi per non farlo. Questo dovremmo fare. Uno potrebbe essere che non risolveremo molto. L'altro e' che stiamo usando il tempo per noi stessi per dedicarci ad altri che non lo meritano. Infine stiamo uscendo dal binario di chi siamo e di cosa vogliamo per andare verso qualcosa che non avremmo mai voluto. Riflettiamoci e freghiamocene, d'altronde ha ragione il Buddha, un regalo non accettato resta al proprietario. E cosi' anche tutto cio' che di negativo ruota intorno a chi ci fa un torto.


"La vendetta è sempre il debole piacere di una mente piccola e ristretta." – Juvenal


"Essere offesi non è nulla se non continui a ricordarlo." - Confucio


“Trattenere la rabbia è come afferrare un carbone ardente con l'intento di lanciarlo a qualcun altro; tu sei quello che viene bruciato. " – Buddha



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©2019  di Marianna LifeCoach   |   mbova.lifecoach@gmail.com   |   Miami - Roma

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