Nessun fallimento

Nessun fallimento: o vinci o impari.

Come reagisci e come ti senti quando commetti un errore o quando pensi di aver fallito? Hai mai pensato a come utilizzare il fallimento per ottenere successo?


A nessuno fa piacere ammetterlo, ma la paura del fallimento è piuttosto comune e proprio per questo non deve farci sentire gli unici ad essere deboli o vulnerabili. Superarla e' un fattore chiave necessario per continuare il viaggio verso il raggiungimento degli obiettivi prefissati, della felicità e del nostro benessere; individuare cosa ci spaventa del fallimento contribuirà a farci trovare possibili soluzioni per superarlo e trasformarlo in una vittoria.

Ma siamo veramente certi che la paura sia semplicemente verso il nudo e crudo fallimento? Non lo e', quello di cui le persone hanno paura sono le conseguenze negative che si accompagnano al fallimento. D'altronde come biasimarle... vediamole un attimo.

  • imbarazzo e vergogna nei confronti degli altri;

  • sensazione di incertezza sul domani e preoccupazione per ripercussioni sul futuro;

  • essere spinti a riformulare un giudizio diverso riguardo alle proprie abilità con un quasi certo calo di autostima.

  • insicurezza

E' chiaro che non si tratta di nulla di bello, ma di fatto questo e' il retro pensiero che ci blocca il cervello quando pensiamo al fallimento. Ed e' questo che ci fa piu' paura. Ma non bisogna spaventarsi in questo nessuno e' solo e per quanto ci sembri di esserlo il mondo intorno a noi e' popolato da una enorme quantità di persone che hanno questa stessa paura.

Ognuno elabora il fallimento in modo diverso e questo e' un dato di fatto. Alcuni, per esperienza personale pochi, sono in grado di prenderlo di petto andare avanti buttandosi l'esperienza negativa velocemente alle spalle. Altri si sentono sopraffatti dal fallimento o dall'aver mancato un obiettivo e possono essere messi fuori gioco per giorni o settimane. Alcuni pensano di saper gestire bene con se stessi la disfatta, ma in seguito scoprono che la stavano semplicemente ignorando facendo finta di niente, cercando di convincere se stessi e gli altri di non essere stati condizionati dalle conseguenze.

Di fatto, il fallimento come anche l'errore, possono essere ottimi insegnanti, ma per esserlo e' necessario che la persona li accetti dentro di se'.

Vediamo come affrontarlo e come sarebbe opportuno reagire:


Non negarlo a te stesso


Può essere molto difficile dover ammettere di aver fallito. È normale che non essere riusciti in qualcosa che ci eravamo prefissati possa condizionare la nostra autostima e far nascere insicurezze. Anche la vergogna che si puo' provare di fronte agli altri potrebbe spingerci a volerci nascondere da tutti, pure da noi stessi D'altronde e' sempre più facile negare che affermare (a te stesso e agli altri) il tuo senso di sconfitta. Purtroppo è dura. Ammettere il fallimento richiede coraggio perché vuol dire diventare consapevoli della propria vulnerabilità, ma senza quel riconoscimento non è possibile ottenere alcun valore da quanto vissuto. Anzi le cose potrebbero solo peggiorare fino a spingerci la prossima volta ad avere ancora più paura del fallimento, ostacolando la nostra capacità di rimetterci in gioco. Quindi accettarlo e farne tesoro sarebbe la risposta ideale.


Il fallimento deve essere vissuto ad un livello profondo


Tristezza, paura, ansia, vergogna: non sono sensazioni piacevoli da provare. Ed è il sottrarsi a queste emozioni che spinge la maggior parte delle persone a negare la propria esperienza di fallimento, ma sono proprio queste emozioni la chiave che apre la porta della trasformazione. Permettere a te stesso di provare questi sentimenti "negativi" è l'unico modo per raggiungere la consapevolezza che stai ancora bene e continuerai a stare bene. Sei sopravvissuto! Inoltre, vivere profondamente la tua reazione emotiva al fallimento, potrebbe farti scoprire altre emozioni come: sollievo, gratitudine, compassione, empatia. Come al solito tra il dire e il fare c'e di mezzo il mare e "vivere con sé stessi il fallimento" puó risultare molto complicato d'altronde non tutte le persone hanno la capacita' di lasciarsi andare nel mondo sotterraneo a volte spaventoso delle emozioni difficili. Ma per andare avanti e' necessario, per cui provateci!


Non fissarti con il concetto di fallimento


Se c'è chi lo nega a se stesso, c'è anche l'opposto, chi si fissa sull'idea di fallire sempre e comunque. Della serie, se è successo una volta succederà ancora.

Quando qualcosa non è andato bene è normale passare un po 'di tempo ad analizzare tutte le cose che avresti potuto o dovuto fare meglio. Ma c'è un aspetto positivo in questo e si chiama apprendimento. Quando inizi a non perdonarti per gli errori commessi ti infili in una spirale discendente che ti trascina a fissarti col fallimento come se ti ci fossi affezionato. Diventa lo specchio che conferma tutti i dubbi che hai su te stesso alimentando il meccanismo dell'auto-recriminazione. Accettare che non tutte le ciambelle vengono col buco e' un buon inizio per non fissarsi sul concetto di sconfitta.Quindi alzati e riprova!


Smettila di prenderla sul personale


Il fallimento è inevitabile. Il fallimento è necessario. Senza fallimento, non crescerai mai.

Non sono frasi fatte, ma anche se lo fossero, come accade per la maggior parte dei cliché, essi racchiudono sempre una certa dose di verità.

Il fallimento diventa dannoso solo quando lo attribuisci alle tue capacita' e in generale a te stesso, facendolo entrare nel piano dell'identità. Significa appiccicarsi addosso l'etichetta di perdente. E' molto diverso dire sono un perdente rispetto a dire questa volta ho perso.

Ad esempio: non hai superato un esame? Volevi vincere una competizione e non ci sei riuscito? Questo perché hai commesso un errore o perché qualcosa è andato storto. Non vuol dire che sei un perdente e che perderai fino alla fine dei tuoi giorni. Occhio alle generalizzazioni!

Non hai ottenuto quel lavoro per cui hai sostenuto un colloquio? Forse avresti potuto fare qualcosa di meglio o, forse, semplicemente non eri adatto alla posizione. Ci saranno nuovi colloqui, nuove possibilità. La vita non finisce qui.

Mettere una sana distanza psicologica tra te e il fallimento percepito è fondamentale se speri di utilizzare a tuo vantaggio l'esperienza vissuta. E guardare avanti è la chiave giusta.


Non inventare ostacoli o incapacita'


Ci sono persone che creano ostacoli per se stessi, si auto-sabotano in modo che possano avere una scusa pronta per non avere successo. In questo modo, possono spostare l'attenzione dalle proprie ritenute scarse capacità o competenze su una banale scusa. Possono farlo intenzionalmente non dando il massimo nella prestazione, tirandosi indietro o procrastinando.

Analizziamo chi sono. Quello che fallisce giustificandosi con "Non stavo davvero provando non ce l'ho messa tutta altrimenti....", quello che si tira indietro dicendo "non ho avuto tempo per esercitarmi" oppure il procrastinatore "l'ho fatto all'ultimo minuto e quindi l'ho fatto male". Piantala di inventare sciocchezze, vali molto di piu' di quello che credi.


Non comportarti da pessimista in difensiva


I pessimisti difensivi si pongono delle aspettative irrealisticamente basse. Stabiliscono obiettivi per i quali gli standard di prestazione sono bassi in modo che le loro possibilità di successo siano alte, il che consentirà loro di preservare la loro autostima. Tuttavia, chi si comporta in questo modo dovrà comunque convivere con la consapevolezza di quanto sarebbe riuscito a fare realmente se si fosse posto obiettivi più impegnativi.


Detto questo adesso sapete come affrontarlo, ma non e' finita qui.

Avete mai pensato alle giustificazioni che vi raccontate? Se, infatti, il successo non ha bisogno di scuse, il fallimento invece sì. Chi riesce nel suo intento non ha bisogno di giustificarsi; chi invece non ci riesce si sente quasi obbligato a farlo. E così se la prende con gli altri, con la sfortuna, con il mondo intero atteggiandosi a vittima di ingiustizie, di soprusi, di malasorte. Punta il dito all'esterno come fosse una soluzione. Non risolvendo assolutamente nulla e non portando alla propria esperienza nessun valore.

Fallire è normale. Sbagliare è fisiologico. Cadere è umano. Ma deve servire per imparare la lezione, rialzarsi e proseguire. Invece cercare scuse ci condanna a restare a terra. Fermarti per troppo tempo a pensare al fallimento, alla cosa che non ha funzionato oppure che non è andata bene, potrebbe immobilizzarti e farti desistere dal rimetterti in gioco.

Piuttosto, chiediti cosa non ha funzionato, utilizza l'esperienza a tuo vantaggio, fanne tesoro... reagisci e chiediti:

-Cosa potevo fare meglio o diversamente? - Cosa vale la pene continuare a fare, cosa cambiare o magari perfezionare? Porti delle domande ed analizzare la situazione affrontandola a muso duro ti permetterà di sbloccarti, reagire e rimetterti a fare tutto ciò che ti serve per realizzare il tuo obiettivo.


Non ho fallito. Ho solamente provato 10.000 metodi che non hanno funzionato.

Per concludere, vi racconto la mia opinione personale sul fallimento (adesso non uccidetemi!). A dispetto di tutto quello che vi ho detto e che ad ogni modo pare funzionare, io concordo con i pochi che pensano che il fallimento nei termini in cui ne abbiamo appena finito di parlare non esiste e che si sovrappongono fino troppo spesso il fallimento con l'errore. E per me sono due concetti molto diversi.

Il mio pragmatismo mi spinge a vedere il fallimento in senso aziendale ed economico, ma non personale. Per me e' l'azienda che fallisce. La persona sbaglia e colleziona errori. Lo sportivo puó perdere una gara. Anche a livello scientifico un test potrebbe portare risultati diversi da quelli prognosticati, ma pur sempre risultati. Pensando al vero significato della parola fallimento non riesco ad appiccicarla ad una persona. Dire, riferendosi ad una persona, e' un fallito vuol dire appiccargli addosso una etichetta a livello di identità e questo va contro tutto quello che penso come life coach. Vuol dire che quella persona vale zero a 360 gradi in tutti gli ambiti della sua vita da sempre. Vi pare ragionevole?

Non esiste. Non per me, ma neanche per voi. Credetemi.



E voi che ne pensate di tutto questo? Avete paura del fallimento e volete vincerla?

Questa paura si puo' superare allenandosi a gestirla. I fattori importanti su cui puntare l'allenamento sono tre: controllo delle proprie paure, valorizzazione degli obiettivi da raggiungere e la fiducia in sé stessi. Siete pronti per questo allenamento? Io si e sono qui per aiutarvi!



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©2019  di Marianna LifeCoach   |   mbova.lifecoach@gmail.com   |   Miami - Roma

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