Perche' essere diversamente grati


“La mattina quando vi alzate, fate un sorriso al vostro cuore, al vostro stomaco, ai vostri polmoni, al vostro fegato. Dopo tutto, molto dipende da loro.”


La gratitudine e' un concetto del life coaching piuttosto popolare, cavalcato da tutti,... quasi da tutti. Io, personalmente, non amo molto questo concetto, sarò impopolare, ma non riesco proprio ad apprezzarlo, lo trovo abusato soprattutto per come viene affrontato in maniera spesso solo astratta. Sara' che quando leggo gli articoli e guardo video sul tema nessuno mi sorprende, ascolto e leggo una ripetizione di banalità. Come fosse una sorta di copia/incolla e questo mi annoia moltissimo. Non mi riferisco chiaramente al concetto del 'grazie' ed è scontato che se una persona ci offre il suo aiuto, la ringraziamo affettuosamente e proviamo doverosa riconoscenza. Ma da qui ad essere grati a tutti e per tutto mi pare una reazione al limite dell'ossessivo ed estremamente forzata.

Ieri ascoltando l'ennesimo video sulla gratitudine mi sono fatta un sacco di domande... sarà che ero sola a casa, come non capitava da tempo, ma nel silenzio ad un certo punto mi sono chiesta perché (?!).


Ma per quale ragione (nella vita di tutti i giorni) dovrei esprimere continuamente profonda gratitudine e soprattutto a chi e per cosa esattamente?

Premetto che non sono una persona buonista né religiosa e forse il nodo centrale e' proprio questo, ma per me la gratitudine (quella astratta) ha una accezione quasi pessimistica della vita e tutt'altro che motivante, infatti confrontarsi con chi sta peggio ci fa sentire fortunati e ormai in zona salvataggio, confrontarsi con chi sta meglio di noi ci motiva a migliorare la nostra condizione.

Quindi, dovrei essere grata perché potrebbe andare molto peggio? E se questo accadesse chi ne sarebbe il responsabile, il fato? Dio? la vita? la sfortuna?

Di fronte a queste domande sono totalmente persa nel cercare una risposta razionale accettabile. Risposta che continuo a non trovare perché eccessivamente astratta e lontana dal mio modo razionale di ragionare.


Mi spiego meglio. Diciamo che il mio approccio (senz'altro molto pragmatico) a questo concetto si basa su due differenti scenari.

Scenario A: eventi di cui ho il pieno controllo e quindi dipendono solo da me.

Scenario B: eventi fuori dal mio raggio d'azione. Vale a dire le cose che capitano nella vita di tutti i giorni ovvero le azioni di altre persone che potrebbero avere un effetto sulla mia vita.

Partiamo da quest'ultimo, ossia dallo scenario B e proviamo a mettere in relazione gli eventi che non posso controllare con il concetto di gratitudine. A questo punto mi viene spontaneo chiedermi verso chi (oggi) dovrei indirizzare la mia riconoscenza se per esempio: tutte le persone a cui voglio bene sono contente e in salute, se i ladri non sono entrati nel mio appartamento, se il mondo non e' finito, se non sono sotto le bombe, se c'e' il sole, nevica o piove, se la lavastoviglie non si e' rotta, se il marito della mia migliore amica non l'ha lasciata per una di 20 anni più giovane...

A chi dovrei indirizzare la mia gratitudine per tutti questi eventi su cui non ho nessun controllo, ma che in qualche modo avrebbero certamente un impatto sulla mia vita?

Ed eventualmente, riconoscente di cosa e a chi?

Vi sfido a trovare una risposta e se la trovate vi prego di scriverla nei commenti. E parliamone perché mi interessano punti di vista alternativi sulla questione.


Adesso passiamo al tema più caldo, quello dello 'Scenario A' relativo agli eventi che dipendono da me. Facciamo qualche esempio.

- Dovrei essere grata perché sono viva? Diciamo di si, diciamo che mi può stare bene. Ma grata a chi? All'evoluzione della medicina quindi a tutti quelli che hanno contribuito a trovare le cure di cui io ho usufruito per arrivare fino ad oggi? Non vi pare un po' dispersivo indirizzare la gratitudine in questo modo? Quindi se ragioniamo cosí, dovrei essere grata a tutti pure all'usciere di un palazzo di una industria farmaceutica perché in un qual modo ha contribuito pure lui prestando il suo servizio nell'azienda.

Andiamo avanti.

- Dovrei essere grata perché sono felice? Si, certamente grata a me stessa, perché la felicità e' una scelta ed ogni giorno la costruiamo con le nostre mani. Che senso ha però essere riconoscente a me stessa per questo, avete mai sentito qualcuno dire "oh quanto mi sono grato di essere felice!". Io no...

- Dovrei essere grata della mia famiglia e delle mie figlie? Di nuovo a chi? Chi e' religioso infatti e' grato al Padre Eterno che glieli ha mandati e siamo d'accordo, ma la fede non si sceglie o la senti o non la senti e io sono troppo razionale per buttarmi sulla religione. Rispetto alla mela, le foglie di fico, Adamo ed Eva, ritengo Darwin più convincente.

Per quanto mi riguarda se ogni giorno ho il frigorifero pieno, se vivo dove vivo, se faccio tutto quello che faccio lo devo a me e ai miei sforzi, alle miei scelte, ai mie errori e in generale a tutto quello che continuo a fare ogni giorno.

Ma se mi fermassi cosa accadrebbe? Ve lo siete mai chiesti?

Io perderei tutto, non ci sarebbe la Divina Provvidenza nel mio caso. Non mangerei più. Non avrei più un tetto sulla mia testa. Non andrei più dal medico. E non si tratterebbe di pura sfortuna. Quindi a chi devo essere grata se in fondo tutto quello che sono e che faccio e che vivo e' strettamente dipendente da tutto quello che ogni singolo giorno continuo a fare senza fermarmi?


E, invece, ve lo immaginate l'opposto? Pensateci un attimo. Immaginate se con la stessa frequenza e buona abitudine di esprimere gratitudine tutti i giorni per mille ragioni e astrattamente, doveste esprimere rabbia per ogni cosa che va storta, che non va come vi sareste aspettati o come avreste desiderato. Uno scenario distruttivo, una specie di divisione tra chi zompetta felice ringraziando il Cielo e chi, qualche metro dopo, prende a calci un muro. E, mentre nessuno si domanderebbe perché mai quello ringrazia il Cielo, la maggior parte si chiederebbe perché mai l'altro si sta sfogando col muro. Ma d'altro canto, il povero 'calciatore di mura' chi dovrebbe prendere a pedate o più in generale con chi dovrebbe arrabbiarsi?

Non funziona questa cosa, giusto? Non può essere, a meno di non cominciare ad essere un investigatore alla ricerca dei responsabili diretti per ogni cosa che accade. Bella o brutta.

E ancora, se una persona si ammala di cancro e un'altra no, quella sana a chi dovrebbe essere grata tutti i giorni? E invece quella che si e' ammalata cosa dovrebbe pensare, che se lo e' meritato? Le cose succedono casualmente o forse (alcune) anche non casualmente, ma semplicemente accettare che le cose possano accadere e' un concetto che tutti dovremmo metterci in testa e, accettarlo serenamente, anche se fa schifo. Perché la vita, a volte, può fare anche immensamente schifo e non c'e' nulla di cui essere grati e niente e nessuno con cui prendersela. E' cosí. E va affrontata e vissuta per quello che e'.

Se un amico ti vuole bene e ti confeziona dei biscotti con affetto più che essergli grato sarebbe apprezzabile dimostragli il bene a tua volta facendo qualcosa che può fargli piacere. E ricordiamoci che se un amico ci vuole bene e noi gliene vogliamo a nostra volta e' merito di entrambi di aver fatto in modo che ciò accadesse e che si creasse un legame. Ce lo siamo conquistato quel bene, non ci e' cascato addosso per pura casualità o perché siamo fortunati. E' solo farina del nostro sacco. Non c'è nulla di cui essere grati se siamo contornati da persone fantastiche perché ce le siamo scelte, ci siamo fatti apprezzare e loro hanno deciso di restare nella nostra vita.

Gran parte del tutto è farina del nostro sacco.


So già che questo articolo potrebbe suscitare critiche, perché ho tirato in ballo la religione, ma non e' questione di cambiare idea, ognuno crede a quello che vuole e qui nessuno ha la verità in mano, ognuno decide per sé in modo rispettabile. Ho deciso di affrontare questo tema della gratitudine con un taglio diverso perché sono stufa di leggere e sentire articoli sulla gratitudine come fosse un concetto dovuto e dato per scontato. Ormai bisogna essere grati cosi' senza pensarci troppo come se la gratitudine la vendessero al mercato tanto al chilo o perché qualcuno ci ha detto che bisogna esserlo perché è giusto. E allora lo siamo senza a volte neanche sapere di cosa e a chi. Un po' come quando avevamo 14 anni negli '80 e fumavamo sigarette perché tutti fumavano sigarette, nessuno ha mai pensato in quel momento di confrontare il gusto di una Marlboro con quello di un favoloso Gianduiotto Caffarel e decidere cosa era più piacevole!


Ascoltiamoci meglio quando parliamo con gli altri e con noi stessi, guardiamole da vicino le situazioni e da più punti di vista, perché e' troppo facile guardarne solo uno. Quello lasciamolo ai frettolosi e a quelli che non hanno voglia di impegnarsi ad andare avanti con la propria vita, perché, diciamocelo, essere felici, costruttivi e proattivi costa un gran lavoro quotidiano che non tutti hanno voglia fare.


Chi si ferma e' perduto, più che un detto una realtà.

Andate avanti, prendetela questa vita, fatene buon uso e se proprio dovete essere grati a qualcuno ogni giorno siatelo con chi vi ha messo al mondo e vi ha cresciuti regalandovi l'opportunità di costruire il vostro sogno con le vostre mani.

Il resto valutatelo volta per volta. Ma valutatelo!


“Vivi con calma e sii riconoscente verso quelli che ti hanno aiutato ad avere successo durante il tuo cammino.”

E voi che ne pensate della gratitudine? Fa parte della vostra vita quotidiana o ve ne scordate?

Parliamone insieme se vi va!

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©2019  di Marianna LifeCoach   |   mbova.lifecoach@gmail.com   |   Miami - Roma

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